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Carso Settore m.te Hermada - Dolina "Moritz"
associazione culturale f. zenobi trieste

Il m.te Ermada (Hermada - Grmada) oggi viene normalmente riconosciuto con la quota 323, ma il complesso in realtà è costituito da una catena di colline orientate da sud-ovest a nord-est, a cavallo del confine italo-sloveno, ognuna delle quali è una cima a parte. L'itinerario che si svolge completamente in territorio sloveno attraversa il versante nord-orientale della quota 323 dove erano posizionate le primissime retrovie a.u. con postazioni di artiglieria e ricoveri per la truppa. Dal paese di Gorjansko (valichi internazionali di Trieste o Gorizia) si segue la strada che porta a Brestovica-Brestovizza, superato il paese di Klanec si giunge in prossimità del bivio per Mohorini, proseguendo fino all'altezza di una curva pronunciata si individua sulla sinistra il vecchio tracciato della strada per Brestovica dove si può parcheggiare l'automobile. L'itinerario parte da una carrareccia che si stacca dalla vecchia strada e che punta decisamente verso sud.  
Il m.te Hermada fu fortificato sin dai primi giorni di guerra con più linee di trincee ed opere di difesa, che andavano tanto più a moltiplicarsi quanto più la spinta dell'esercito italiano si avvicinava alle sue pendici: innumerevoli le caverne scavate nella dura roccia carsica, moltissime quelle naturali adattate a scopi militari. Il monte infatti aveva una importanza determinante nei piani difensivi dell'esercito a.u., poiché dominava gli accesi verso Trieste, dal mare da una parte e dal solco di Brestovica dall'altra. Il settore Hermada fu il luogo dove s'infransero gli sforzi dell'esercito italiano per raggiungere Trieste e fu l'ultimo baluardo per gli a.u. che sbarravano questa via. Durante la 10a  battaglia dell'Isonzo, che iniziò Il 12 maggio 1917 e che infuriò con fasi alterne sino al 5 giugno, i reparti italiani della III armata avanzarono in questo settore con il 25° e 26 rgt.della Brigata Bergamo  e il 25 maggio espugnarono l'importante posizione del Flondar (pendici nord del settore) giungendo in prossimità del paese di Medeazza a quota 175 (punto di maggior penetrazione) per poi venir respinti dall'artiglieria pesante a.u., che si avvalse del fuoco micidiale dei mortai Skoda 305, appostati lungo le pendici sud del settore, presso il paese di Cerolie. Le truppe italiane riuscirono a mantenere le posizioni del Flondar sino al contrattacco delle truppe a.u. che nella notte del 4 giugno, con l'azione del 28° rgt di Praga sfondarono le posizioni di quota 135 tenute dalla Brigata Puglie e riconquistarono le posizioni perdute. Dopo tre giorni di combattimento, sul terreno rimasero 300 morti e 900 feriti da parte a.u., mentre da parte italiana si accusò una perdita di 430 ufficiali e 14.800 uomini di truppa tra morti, feriti e dispersi. A posteriori questa fase della guerra in questo settore fu definita la " Piccola Caporetto". 
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